L’ONU ha riconosciuto il valore terapeutico della Cannabis. E ora?

Il 2 dicembre, la Commission on Narcotic Drugs delle Nazioni Unite (CND), l’organismo che si occupa del controllo delle droghe al fine di definire le politiche internazionali in materia, ha riconosciuto il valore terapeutico della Cannabis e dei suoi derivati, rimuovendola dalla tabella IV della Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961 (una classificazione di piante e derivati psicoattivi in base alla loro pericolosità), ovvero la tabella delle sostanze “di valore medico e terapeutico estremamente ridotto”.

La votazione, passata con una maggioranza di 27 su 25 e la sola astensione dell’Ucraina, arriva in seguito a un’attenta riflessione sulle sei richieste avanzate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a gennaio 2019 in merito alla modifica delle politiche di controllo sulla sostanza. Le altre cinque raccomandazioni, tra cui la rimozione della Cannabis dalla tabella I della Convenzione, che comprende le sostanze ritenute più pericolose, sono state rifiutate. Non c’è dunque alcuna modifica alla legge internazionale che ne proibisce l’uso a fini ricreativi, ma questo non annulla la rilevanza storica della decisione, che si spera avrà ripercussioni sia dal punto di vista scientifico che politico.

Infatti, non solo rappresenta il riconoscimento di un lavoro scientifico di ricerca sui possibili impieghi terapeutici della Cannabis proseguito per decenni in condizioni sfavorevoli e finalmente preso in considerazione per l’aggiornamento giuridico, ma si spera che sia anche l’inizio di un’apertura maggiore a ulteriori ricerche sulle sue proprietà mediche e i suoi benefici. Inoltre, tale giudizio potrebbe spingere altri paesi a espandere l’accesso alle terapie a base di Cannabis, se non addirittura a riconsiderare la propria legislazione in materia.

A tal proposito, l’Italia presenta un quadro per nulla confortante, dal momento che l’accesso alle cure a base di Cannabis è gravemente lacunoso e la legalizzazione è oggetto di un dibattito ventennale sia fuori che dentro il Parlamento di cui non si vede la fine.

in Italia, la Cannabis terapeutica è legale dal 2007 e dal 2015 è consentita, previa autorizzazione da parte del Ministero della Sanità, la coltivazione, la produzione, il possesso e l’uso di marijuana a scopi terapeutici. Nonostante ciò, a causa di un quadro normativo frammentario e confuso, di iter burocratici infiniti e di un’offerta scarsa e insufficiente a coprire la domanda, l’accesso alla cura è tutt’altro che agevole. La produzione nazionale non copre neanche un sesto del fabbisogno italiano (stimato essere di circa 2 tonnellate) e le importazioni arrivano in ritardo (quando arrivano): è inevitabile che le uniche soluzioni per mantenere la continuità terapeutica siano poi il mercato illegale o l’auto-coltivazione che, sebbene sia tollerata – grazie a una sentenza a Sezioni Unite della Cassazione dello scorso dicembre -, non esclude il rischio di essere indagati e perseguiti penalmente.

Secondo le ricerche di Mario Rossi, docente di Economia Politica alla Sapienza, sono circa 100mila gli italiani che scelgono di coltivare in casa, che sia per la terapia o per l’effetto stupefacente della Cannabis, ma i consumatori sono molti di più. Uno studio dell’Università di Messina, condotto nel 2017, ha ipotizzato uno scenario di legalizzazione con una tassazione della marijuana equivalente a quella delle sigarette. Immaginando un costo di dieci euro a dose e moltiplicando per il consumo annuo della sostanza in Italia, il beneficio economico per lo stato si aggirerebbe intorno ai sei miliardi di euro, a cui andrebbero aggiunti almeno 600 milioni di euro derivanti dalla riduzione dei costi della repressione e l’apporto favorevole al mercato occupazionale, dovendo dar vita a un’intera filiera che darebbe lavoro ad almeno 350mila persone. Questo senza contare i benefici indiretti: non solo la legalizzazione assicurerebbe una maggiore tutela del consumatore, che farebbe uso di una sostanza di una qualità superiore, essendo sottoposta a controlli e precisi standard di produzione, ma provocherebbe un enorme danno economico alla criminalità organizzata, che ha nel traffico degli stupefacenti la sua principale fonte di finanziamento.

Sia nel caso delle cure terapeutiche, dove lo Stato non adempie ai suoi doveri, disinteressandosi dal garantire un adeguato trattamento sanitario a chi ne ha davvero bisogno, sia nel caso della mancata legalizzazione, a cui si preferisce una politica proibizionista che ha dimostrato innumerevoli volte la sua inefficacia, la radice è da ritrovare in un sostanziale preconcetto conservatore alimentato da oltre un secolo di ostracismo nei confronti della Cannabis, equiparata ad altre droghe ben più pesanti e pericolose.

La battaglia, che continua a essere combattuta senza successo solo sul piano ideologico, tenuta in scacco dai suoi detrattori, è soprattutto economica e sociale, ed è su questi piani che bisognerebbe spostare il dibattito per vincere i pregiudizi sull’uso della Cannabis e metterne in luce le potenzialità.

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...