Come la scarsa igiene potrebbe aver salvato l’India da una tragedia annunciata

Parlare di Covid-19 rappresenta una sfida non indifferente per un blog di buone notizie: cosa potrebbe esserci di positivo in una pandemia che ha causato la morte di milioni di persone in tutto il mondo e una crisi economica globale che si potrarrà per anni? Ma, scavando bene, c’è sempre qualcosa per cui essere sollevati.

Uno spiraglio di luce ce lo offre l’India, che nonostante sia il secondo paese più colpito dalla pandemia (quasi 10 milioni di contagiati su una popolazione di 1,3 miliardi di persone) ha un tasso di letalità tra i più bassi, circa l’1.5%. I numeri vanno presi con cautela, perché gli stati indiani registrano i morti di Covid-19 in modo diverso rispetto ai paesi occidentali, ma il dato rimane comunque impressionante, dal momento che ci aspettava che le pessime condizioni igieniche e di sovraffollamento in cui vivono gli indiani, come tanti altri Paesi a basso reddito, avrebbero portato a conseguenze catastrofiche, come d’altronde accade con numerose malattie. La questione ha incuriosito gli esperti in materia, che si sono chiesti: e se fossimo troppo puliti?

L’idea che l’igiene eccessiva renda le persone più vulnerabili all’aggressione di virus e batteri non è di certo una novità (è la cosiddetta “Ipotesi dell’igiene“), ma è stata posta al centro di due studi – ancora da sottoporre a peer review – che hanno analizzato la situazione indiana. Le ricerche, entrambe sviluppate da scienziati indiani, suggeriscono che proprio la scarsa igiene, l’accesso limitato all’acqua potabile e in generale le pessime condizioni sanitarie potrebbero aver impedito lo svilupparsi dell’infezione da Covid-19 in forme gravi. Come? Avendo esposto gli abitanti, fin dall’infanzia, a innumerevoli patogeni, che avrebbero rafforzato le loro difese immunitarie.

Gli studi hanno comparato centinaia di Paesi ad alto, medio e basso reddito, analizzando i dati disponibili sul tasso di letalità e altri parametri, come la densità demografica, la prevalenza di malattie e i servizi igienici. Il primo studio giunge alla conclusione che i Paesi ad alto reddito sono stati maggiormente colpiti in termini di morti e che «Le persone nei Paesi più poveri sembrano avere una risposta immunologica migliore rispetto a quelli più ricchi».

Il secondo studio fornisce una possibile spiegazione, collegata alla maggior esposizione a vari tipi di microbi, in particolare ai batteri “gram negativo”, che potrebbero essere responsabili della produzione di citochine antivirali – molecole che aiutano a combattere i patogeni – chiamate interferoni, che potrebbero difendere le cellule dai coronavirus.

Per il momento niente di scientificamente provato, e l’immunità pregressa potrebbe essere solo uno dei fattori che hanno contribuito alla bassa incidenza della letalità in India, come anche l’età media molto bassa della popolazione, ma rimane il fatto che con un sesto della popolazione mondiale e un sesto dei casi riportati di Covid-19, le morti nel paese rappresentano solo il 10% del totale mondiale.

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