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Gli USA garantiscono lo status di “protezione temporanea” a birmani e venezuelani

A febbraio era stata la Colombia a muoversi in favore dei venezuelani, ora è Joe Biden ad annunciare che garantirà lo status di “protezione temporanea” (TPS) ai cittadini venezuelani che si trovano negli Stati Uniti per motivi di “crisi umanitaria“. La misura permetterà a circa 320mila persone di continuare a lavorare e risiedere legalmente sul suolo statunitense per un massimo di 18 mesi, a patto che presentino una richiesta formale entro 180 giorni. Alla decisione è seguita, pochi giorni dopo, l’estensione del provvedimento nei confronti dei cittadini birmani residenti nel Paese, inclusi alcuni diplomatici.

La Spagna ha legalizzato l’eutanasia

Con 202 voti favorevoli, 141 contrari e due astenuti al Senato, la Spagna è diventata uno dei pochi Paesi al mondo a legalizzare l’eutanasia. Infatti, il diritto a terminare la propria vita in caso di sofferenza è riconosciuto solo in Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Canada e alcune zone degli Stati Uniti e dell’Australia. Non contando la Nuova Zelanda, dove la legge è stata approvata ed entrerà in vigore il prossimo novembre, e la Colombia, dove la Corte Costituzionale ha stabilito che la pratica è legale sebbene non sia ancora normata.

In Spagna la nuova legge, proposta dal Partito Socialista (PSOE) del primo ministro Pedro Sánchez, stabilisce che il diritto all’eutanasia possa essere esercitato soltanto in un contesto di sofferenza che «la persona percepisce come inaccettabile e che non possa essere mitigata in altro modo». Una persona con una malattia grave e incurabile può dunque beneficiare dell’eutanasia “attiva”, ovvero della somministrazione da parte di un medico di farmaci che inducono alla morte, ma anche del suicidio medicalmente assistito, ossia «la prescrizione o la dotazione da parte di personale sanitario di una sostanza al paziente, in modo che questo possa somministrarsela in autonomia, per causare la propria morte». La persona che desidera l’eutanasia, dopo aver confermato più di una volta la sua volontà, deve presentare una richiesta corredata dai referti medici che dimostrino la sua condizione. Dopodiché una commissione esaminatrice dovrà accogliere la richiesta e il paziente dovrà dare un’ultima volta il suo consenso.

L’Italia è la migliore in Europa nel riciclo dei rifiuti

Il rapporto GreenItaly 2020, elaborato da Symbola a ottobre, afferma come l’Italia sia il primo Paese in Europa per il riciclo di rifiuti pro-capite, poiché recupera il 79% degli scarti prodotti, industriali e urbani: il doppio rispetto alla media europea (39%) e a una certa distanza da Francia (56%), Regno Unito (50%) e Germania (43%). L’eccellenza italiana nell’economia circolare si riconferma nei dati sul 2020 pubblicati in occasione della Giornata mondiale del riciclo dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, che rimarca come nonostante il crollo dei consumi dovuti alla pandemia da Covid-19 e la conseguente diminuzione degli imballaggi finiti al riciclo (-7%), i consorzi siano riusciti a dare nuova vita all’1% di rifiuti in più rispetto al 2019, raggiungendo un 71% di riciclo totale. Sebbene i diversi lockdown abbiano messo in difficoltà la filiera del riciclo, soprattutto per quanto riguarda gli impianti di trattamento, il ritiro dei rifiuti di imballaggio da raccolta urbana non si è mai interrotto e ha anzi continuato a crescere.

Inoltre, un’altra indagine del Conai ha evidenziato come il 73% degli italiani sia condizionato nelle sue scelte d’acquisto dall’imballaggio e dalle sue caratteristiche ambientali. Per il 71% di chi ha risposto al sondaggio condotto da Ipsos il prodotto è sostenibile se il suo imballaggio è riciclabile o se è realizzato con materiale riciclato (69%). Se la confezione non è riciclabile 1 italiano su 4 lo acquista lo stesso, il 47% lo acquista, ma mal volentieri e il 22% cambia idea, orientandosi su un prodotto con imballaggio riciclato o riciclabile. Un italiano su 20, oltre a non acquistarlo, ne sconsiglia anche l’utilizzo ad amici e familiari.

Sentenze storiche in Giappone e Italia a favore dei diritti LGBT+

Il tribunale di Sapporo ha stabilito che le coppie omosessuali hanno il diritto costituzionale di sposarsi. «I benefici legali previsti dal matrimonio devono essere riconosciuti sia agli omosessuali che agli eterosessuali», dice la sentenza: dal momento che la sessualità non è una questione di preferenza individuale, il rifiuto di garantire le licenze di matrimonio alle persone omosessuali viola l’articolo 14 della Costituzione giapponese, che proibisce discriminazioni «in base alla razza, al credo, al sesso, allo status sociale o all’origine familiare». La sentenza è stata emessa nell’ambito del ricorso presentato da tre coppie omosessuali che chiedevano un risarcimento per i danni psicologici subiti per non essersi potuti sposare. Sebbene questi danni non siano stati riconosciuti, la presa di posizione del tribunale è considerata una grande conquista dagli attivisti giapponesi, perché crea un precedente e fa auspicare un cambio di marcia in materia di diritti LGBT+, sottoposti a leggi fortemente limitanti.

In Italia, invece, la Corte di Cassazione si è pronunciata in favore di una coppia di uomini che si era vista rifiutare la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino adottato negli Stati Uniti. Richiamando il «principio del preminente interesse del minore», la Suprema Corte ha aperto la strada al riconoscimento del provvedimento di uno Stato estero in materia di adozione da parte di persone dello stesso sesso. Nessuna apertura, però, nei confronti della maternità surrogata, il cui rifiuto è specificato nella stessa sentenza: «Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo originario del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione».

Google Maps suggerirà gli itinerari con un minore impatto ambientale

Google ha annunciato di stare sviluppando alcuni aggiornamenti che permetteranno a Google Maps di suggerire gli itinerari con il minor impatto ambientale possibile, prendendo in considerazione fattori come il traffico o la pendenza stradale, che influiscono sul consumo di carburante. Maps presenterà il percorso più ecologico in automatico se le altre opzioni hanno tempi di percorrenza simili. Quando invece l’itinerario con il minor impatto ambientale sarà significativamente più lungo del percorso più veloce, Google Maps lascerà la possibilità di comparare le emissioni di CO2 stimate per i percorsi, così da poter scegliere in autonomia. Gli aggiornamenti saranno resi disponibili già quest’anno negli Stati Uniti sia per Android che per iOS, poi arriveranno nel resto del mondo.

Questo è solo il più significativo degli aggiornamenti orientati a una maggiore attenzione per l’ambiente che Google sta introducendo. Grazie alla partecipazione di altre compagnie, Maps sarà in grado di fornire i valori relativi alla qualità dell’aria, mentre da giugno in Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna le mappe segnaleranno le zone soggette a limitazioni sulle emissioni dove alcuni veicoli particolarmente inquinanti non possono circolare. Nei prossimi mesi verrà poi resa più facile la comparazione tra i vari itinerari e mezzi di trasporti disponibili per arrivare alla propria destinazione, in modo da poter scegliere la via più sostenibile senza dare priorità al mezzo privato.

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