Le buone notizie di aprile che potresti aver perso

Il Comitato nazionale di ricerche e la Reuters si tingono di rosa

Maria Chiara Carrozza è la prima donna a essere nominata presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il più grande e importante ente pubblico di ricerca italiano. Laureata in fisica e con un dottorato di ricerca in ingegneria, è docente di Bioingegneria industriale della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, di cui è stata anche la rettrice dal 2007 al 2013, diventando la più giovane rettrice italiana nella storia. Dal 2013 al 2014, è stata anche ministra dell’Istruzione, università e ricerca.

Alessandra Galloni, invece, sarà la prima donna alla guida dell’agenzia di stampa britannica Reuters in 170 anni. Galloni, romana classe 1974, è alla Reuters dal 2013, dopo aver lavorato per 13 anni al Wall Street Journal, specializzandosi in economia e finanza e lavorando come corrispondente da Londra, Parigi e Roma. Così, ai vertici di tre degli organi di informazione più importanti al mondo ci sono delle donne: Financial Times (Roula Khalaf dal 2019), il settimanale The Economist (Lara Boro dal 2019) e la Reuters.

La Corte Costituzionale italiana ha stabilito che l’ergastolo ostativo è incostituzionale

La Corte Costituzionale ha stabilito l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo, una pena senza fine (coincide con l’intera vita del condannato) regolata dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario che “osta” a qualsiasi sua modificazione e quindi non ammette alcun “beneficio penitenziario“, né misure alternative alla detenzione, a meno che il detenuto non decida di collaborare con la giustizia. La formula detentiva è stata introdotta all’inizio degli anni ’90, dopo le stragi nelle quali furono uccisi Falcone e Borsellino, e interessa alcuni reati particolarmente gravi, come mafia o terrorismo. Per queste persone è escluso l’accesso alla liberazione condizionale, al lavoro all’esterno, ai permessi-premio e alla semilibertà.

Il Parlamento avrà un anno per elaborare una legge che modifichi la norma, altrimenti verrà abolita perché «in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione». Già nel 2019 la Corte europea per i diritti umani (CEDU) aveva invitato l’Italia a rivedere la legge, ritenendola in contraddizione con la Convenzione europea dei diritti umani, che proibisce «trattamenti inumani e degradanti», mentre nello stesso anno la Corte Costituzionale lo aveva definito «parzialmente incostituzionale».

Biden ha riconosciuto il genocidio armeno

Joe Biden è il primo presidente degli Stati Uniti a usare ufficialmente la parola “genocidio” per parlare del massacro della popolazione armena compiuto dall’impero ottomano tra il 1915 e i primi anni ’20. Per quanto questo riconoscimento, promesso da Biden in campagna elettorale, sia simbolico, avrà delle conseguenze sulle relazioni con la Turchia, fortemente negazionista al riguardo. Il ministero degli Esteri turco, infatti, aveva già annunciato di considerare l’eventuale utilizzo della parola “genocidio” un affronto. Secondo l’Armenian National Institute sono 30 i paesi del mondo che hanno riconosciuto il genocidio, Italia compresa, mentre l’ONU non ha mai preso una posizione, sostenendo di non potersi esprimere su fatti avvenuti prima della sua fondazione (avvenuta nel 1945) e su cui dunque non ha potuto indagare direttamente.

Questa dichiarazione di Biden potrebbe appunto inasprire una situazione già tesa tra gli Stati Uniti e la Turchia: tra le altre cose gli USA sono preoccupati per l’avvicinamento dell'”alleato” alla Russia e sono critici nei confronti del trattamento che ricevono l’opposizione e i giornalisti nel Paese, che invece chiede da anni l’estradizione del religioso Fethullah Gülen, accusato di aver organizzato il tentato colpo di stato del 2016. La Turchia è un paese membro della NATO e potrebbe, per esempio, decidere di limitare la possibilità per l’esercito americano di usare le basi sul suo territorio, essenziali per le operazioni in Medio Oriente, oppure organizzare qualche altro tipo di ritorsione politica, economica o diplomatica.

Human Rights Watch accusa Israele di apartheid contro i palestinesi

Israele sta commettendo crimini contro l’umanità mettendo in atto politiche di apartheid e persecuzione contro i palestinesi. Questa la denuncia di Human Rights Watch (HRW), l’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, a conclusione di un rapporto di 213 pagine pubblicato il 27 aprile e intitolato Una soglia superata: le autorità israeliane e i crimini di apartheid e persecuzione. Secondo l’ong, la politica del governo israeliano è di «mantenere la dominazione degli ebrei israeliani sui palestinesi» e «i gravi abusi commessi contro i palestinesi che vivono nei Territori occupati, inclusa Gerusalemme est». È la prima volta che un’istituzione internazionale così riconosciuta esplicita simili accuse.

Il rapporto di HRW, basato su anni di documentazione sui diritti umani, dichiarazioni ufficiali, leggi e proposte governative, descrive nel dettaglio come il governo israeliano privilegi sistematicamente gli ebrei e reprima i palestinesi, mantenendo un’egemonia sul loro popolo e perpetuando di fatto un regime di apartheid. La Convenzione internazionale sull’eliminazione e la repressione del crimini di apartheid (ICSPCA) del 1973 e lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale del 2008 definiscono l’apartheid come un crimine contro l’umanità costituito da tre elementi principali: l’intento di mantenere il dominio di un gruppo razziale su un altro, un contesto di oppressione sistematica da parte di un gruppo dominante su un gruppo emarginato, aver commesso atti disumani. Mentre la persecuzione, come indicato dallo Statuto di Roma e dal diritto internazionale consuetudinario, consiste nella grave privazione dei diritti fondamentali di un gruppo razziale, etnico o di altro tipo, con intenti discriminatori.

HRW ha chiesto alla Corte penale internazionale (ICC) di «indagare e perseguire le persone implicate» nell’apartheid e nella persecuzione e alle Nazioni Unite di creare una commissione che indaghi sulla discriminazione sistemica in Israele. L’ong si è rivolta anche alla comunità internazionale, chiedendo di riconsiderare le relazioni diplomatiche con lo Stato israeliano e di non basarsi più esclusivamente sul processo di pace. Nel frattempo, Israele ha respinto il rapporto dell’organizzazione definendolo un «libello propagandistico».

La Corte Costituzionale dell’Ecuador ha depenalizzato l’aborto in caso di stupro

La Corte Costituzionale dell’Ecuador ha depenalizzato l’aborto in caso di stupro. La decisione, presa con 7 voti a favore e 2 contro, allenta una legge molto severa contro l’interruzione di gravidanza, consentita solo in caso di pericolo per la vita della donna o in caso di stupro ai danni di una donna con disabilità mentale. Nel 2019, il Parlamento aveva votato contro la depenalizzazione dell’aborto in caso di stupro o malformazione del feto. In un Paese in cui l’80% della popolazione è di religione cattolica e una donna rischia fino a tre anni di carcere per aver interrotto una gravidanza, la sentenza della Corte rappresenta un enorme passo in avanti.

I movimenti femministi hanno accolto in modo positivo la sentenza definendola «un progresso necessario, ma incompleto», mentre gli attivisti antiabortisti hanno manifestato contro la decisione della Corte, sostenuti dalla Conferenza episcopale ecuadoriana (CEE). A commento della sentenza, il presidente dell’Ecuador, Guillermo Lasso, cattolico e antiabortista, ha pubblicato un comunicato in cui ha detto che, pur essendo cattolico, lui e il suo governo rispetteranno la decisione della Corte secondo i «principi della laicità dello Stato e della separazione dei poteri».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...