Salve inguaribili ottimisti! Mi chiamo Enrico Spaccini e solitamente nel mio blog VarSport mi occupo, appunto, di sport. Oggi sono qui come ospite per raccontarvi una bella storia, una di quelle che ti fanno credere che un mondo migliore e uguale per tutti è possibile. Troppo spesso i media si soffermano solamente su determinate discipline sportive e, in particolare, sulle categorie di livello nazionale e internazionale. Vedere in televisione le grandi squadre di calcio sfidarsi di fronte a decine di migliaia di spettatori seduti sulle tribune (almeno fino al febbraio scorso sperando di rivederli tra non molto tempo), o i quintetti di basket circondati da fotografi e giornalisti pronti a immortalare un canestro che potrebbe portare uno dei due team a conquistare il titolo NBA, può farci dimenticare cosa sia realmente lo sport.
Poter praticare una disciplina, allenarsi ogni giorno per migliorare la propria tecnica, innamorarsi di un campione, di una maglia. Sentirsi in grado di poter provare quel tiro che avete visto fare al numero 10 in tv, e sapere che in campo conta solo la tua abilità. Questo mettersi in discussione, gareggiare con un avversario che dispone dei tuoi stessi mezzi e che per batterlo, oltre al fisico, serve la mente. Questo è sport, e tutti dovrebbero poterlo praticare. Anche chi soffre di disabilità. Ed è partendo da questa semplice idea che Michele Monaco, responsabile dell’area ‘pool’ della Federazione Italiana Biliardo Sportivo, che nell’autunno scorso ha creato la sezione ‘’weelchair’’ per il campionato nazionale. Lo sport è anche salvezza, speranza, per questo è importante avere l’occasione di «uscire dal guscio e di confrontarsi con gli altri», afferma Monaco.
L’idea era nata nei primi mesi del 2019, e a formularla furono Luca Bucchi e Roberto D’Aquila. Partendo da un gruppo su Facebook, ‘Biliardo in carrozzina’, i due amici sono riusciti a far circolare la loro idea del biliardo come sport paralimpico fino ad arrivare, appunto, alla Federazione Italiana. Mentre Roberto ha curato principalmente l’aspetto social e divulgativo del progetto, Luca si è esposto in prima persona per due motivi principali: il suo amore per il biliardo, e la sua condizione di tetraplegico. A 19 anni presta servizio militare come paracadutista della Folgore, ma un banale tuffo in mare, in acque non abbastanza profonde, lo ha costretto alla sedia a rotelle. Questo non gli ha impedito nel corso degli anni di dipingere, e nemmeno di praticare sport. Le difficoltà non mancano, ma se c’è la volontà tutto si può fare. «La penalizzazione maggiore è che non possiamo avere un panorama d’insieme del biliardo» osserva Bucchi, il quale però ha superato l’ostacolo modificando la stecca rendendone l’impugnatura più agevole e aderente.
Grazie a queste iniziative e a Federazioni aperte al progresso, lo sport continuerà a vivere nell’inclusione e nella parità di opportunità. Prossimo obiettivo: giochi paralimpici.
Enrico Spaccini
