Patrocinio di Stato per tutte le donne vittime di violenza

Il 2021 della Corte costituzionale si apre con una decisione storica: la prima sentenza dell’anno, e anche la prima scritta e firmata dal nuovo presidente della Corte Giancarlo Coraggio, stabilisce che per tutti i reati di violenza, una donna, di qualsiasi condizione sociale ed economica essa sia, ha diritto di chiedere e ottenere il patrocinio a spese dello Stato, ossia l’assistenza legale gratuita.

D’ora in poi, qualsiasi donna vittima di violenza, che si tratti di violenza sessuale, stalking o maltrattamenti in famiglia, per citarne alcuni, potrà usufruire automaticamente della protezione dello Stato, a prescindere dal suo stato sociale e dal suo reddito, elemento che poteva costituire un vincolo, impedendo l’accesso a chi godeva di un reddito superiore ai 10mila euro.

La sentenza, infatti, risolve, dichiarandone l’infondatezza, la questione di legittimità sollevata dal gip del tribunale di Tivoli nel 2019 riguardo l’articolo 4-ter del “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, che prevede proprio l’automatica ammissione al patrocinio gratuito della persona offesa dai reati “anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto”, cioè 10.628,16 euro.

«La scelta effettuata con la disposizione in esame – si legge nella sentenza – rientra nella piena discrezionalità del legislatore e non appare né irragionevole né lesiva del principio di parità di trattamento, considerata la vulnerabilità delle vittime dei reati indicati dalla norma medesima oltre che le esigenze di garantire al massimo il venire alla luce di tali reati». La volontà, alla luce di una «maggiore sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne e i minori» è quella sviluppare un sistema più efficace per sostenere le vittime, per far percepire loro la presenza dello Stato e la sua protezione, sperando anche di poter così incoraggiare quelle donne, e sono tante, che rimangono in silenzio. È «evidente che la ‘ratio’ della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità».

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