Si è chiuso il buco dell’ozono in Antartide

Il buco dell’ozono sopra l’Antartide, uno dei più grandi e duraturi mai registrati, si è chiuso dopo 40 anni, momento in cui è iniziato il monitoraggio dello strato dell’ozono. La buona notizia è stata annunciata dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), che ha sottolineato come la chiusura, avvenuta il 28 dicembre, sia stata agevolata da una serie di circostanze meteorologiche favorevoli.

In Antartide l’allargamento del buco dell’ozono è un fenomeno che si ripresenta a intervalli regolari, tra l’agosto e il dicembre di ogni anno, influenzato sia da eventi atmosferici naturali che da fattori umani. Ma il 2020 è stato un anno eccezionalmente grave: un vortice polare molto forte ha portato a una costante diminuzione delle temperature nell’ozonosfera, impoverendola e impedendo l’arrivo di aria ricca di ozono dalle latitudini più elevate che, mischiandosi con l’aria impoverita, ne avrebbe normalizzato i livelli. Di conseguenza, da agosto il buco ha iniziato ad allargarsi molto velocemente, raggiungendo a fine settembre la dimensione record di circa 24.8 milioni di chilometri quadrati; in più, intorno ai 20-25 km di altitudine, le concentrazioni di ozono stratosferico si erano ridotte a valori prossimi allo zero.

Non bisogna però dimenticare la responsabilità antropica nel peggioramento delle condizioni dello strato di ozono, fortemente danneggiato dalla continua presenza di una serie di agenti chimici derivanti dalle nostre attività produttive e di consumo. Nel 1987 il Protocollo di Montreal ha regolamentato 100 di queste sostanze, portando a una graduale ripresa dello strato di ozono. Secondo gli studi, la situazione tornerà ai livelli precedenti il 1980 entro la metà del secolo.

In ogni caso, l’eccezionalità della stagione del 2020, soprattutto se comparata con quella del 2019, durante la quale il fenomeno era stato insolitamente ampio e breve, spezzano una lancia a favore della ricerca: “Le ultime due stagioni del buco dell’ozono dimostrano la sua variabilità di anno in anno e migliorano la nostra comprensione dei fattori responsabili della sua formazione, estensione e gravità”, ha affermato Oksana Tarasova, capo della divisione di ricerca sull’ambiente atmosferico dell’Omm.

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